Recensione. “Delicious”, talmente brutto da lasciare a bocca aperta

“Delicious“, thriller psicologico diretto da Nele Mueller-Stöfen, qui anche in veste di sceneggiatore, è uscito su Netflix a inizio marzo. Un film che, tanto nel trailer quanto nella trama ufficiale resa nota, non prometteva di fare scintille ma neanche un tonfo clamoroso. Insomma, nessuna aspettativa particolare se non quella di passare scarse due ore sul divano a guardare un prodotto più o meno discreto. Ma, col senno del poi, quest’aspettativa si è rivelata fin troppo ambiziosa.
Andiamo con ordine. Una famiglia dell’alta borghesia tedesca composta da John (Fahri Yardim), Esther (Valerie Pachner) e i loro figli Philipp (Caspar Hoffmann) e Alba (Naila Schuberth), è in vacanza in una lussuosa villa in Francia. Appena il tempo di arrivare che si ritrovano coinvolti nei disordini sociali tra le strade della città. Ma non corrono rischi, sono al sicuro dentro una macchina con i vetri antiproiettili… Una volta arrivati nella residenza, le cose sembrano andare per il verso giusto quando, al ritorno da una cena, la macchina guidata da John urta una ragazza sul ciglio della strada. Per evitare ripercussioni legali Esther sceglie di non portarla all’ospedale ma nella loro casa, anche perché non si è fatta praticamente nulla. La cura, si prende cura di lei e le lascia anche dei soldi come risarcimento. Per Philipp è corruzione, per Esther sono “spese mediche”. John è attonito. Teodora (Carla Diaz), questo il nome della ragazza ferita, è una ragazza enigmatica e all’inizio taciturna che afferma di provenire dall’Andalusia. Lei che, con il suo fare apparentemente innocente, si insinua nelle vite dei membri della famiglia, manipolandoli e facendo emergere i loro segreti più oscuri fino a rivelare se stessa per ciò che realmente è e quali ambizioni effettivamente abbia.
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Sulla carta tutto bello, o quasi. Peccato però che, all’atto pratico, il film presenti dei buchi di trama disarmanti oltre a una recitazione che definire scolastica è a dir poco riduttivo. Basterebbe un dettaglio minimale ma, invece, essenziale per la costruzione della storia, per cassare di netto una pellicola prevedibile, storpia ed a tratti perfino grottesca: cosa ci fa una ragazza da sola sul ciglio di una strada buia e lontano da centro urbani? Come è stato possibile urtarla senza accorgersene? Come è stato possibile sbatterle e provocarle solo un misero taglietto sulla spalla? Perché mai dovreste portare una sconosciuta dentro casa, per lo più in un contesto così ambiguo? Tutte queste domande non trovano risposta, anche se preliminarmente sappiamo che l’incontro non è esattamente fortuito. Anzi. E ci fermiamo con gli spoiler. Ma è proprio quest’assenza di elementi cardine a rendere vuota la storia. Quel saper giocare sulla presenza di dettagli sottili, laddove impercettibili, tramite i quali destare l’attenzione e la curiosità nello spettatore. Invece no, nessun guizzo, nessun mordente.
La regia è priva di spunti originali e si limita a seguire pedissequamente i canoni del thriller psicologico, senza mai osare nulla di nuovo ma senza neanche spiccare per qualità. Tutto molto banale, retorico e derivativo, invece. E non vale il discorso del “già visto”, perché anche qualcosa di già visto può essere piacevole o interessante, altrimenti il mondo del cinema avrebbe chiuso i battenti da un bel pezzo. No, “Delicious” è proprio un film male riuscito, caricato all’inverosimile di cliché e tutto fuorché inquietante. Lavori di questo genere dovrebbero anche e soprattutto fare leva su una tensione crescente ma in questo caso, di crescente, c’è solamente la noia.
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I personaggi sono stereotipati e privi di spessore, e le loro motivazioni risultano spesso poco credibili, così come i dialoghi sono talmente scadenti da sembrare improvvisati e riportati in presa diretta. La regia è piatta e priva di inventiva, e la fotografia non riesce a valorizzare la bellezza inquietante della villa e dei suoi dintorni, teatro di eventi tragici, vero scenario d’isolamento. Quando emergono le intenzioni di Teodora e della sua combriccola di amici, quello che dovrebbe essere un colpo di scena si rivela, invece, un contesto giustificante il senso della storia narrata. E’ il momento di svolta che dà – o dovrebbe – dare un senso a tutto quello visto fino a quel momento, eppure risulta di una banalità sconcertante. Anche qui ci fermiamo per non spoilerare. In definitiva: “Delicious” è un thriller psicologico che non riesce a mantenere le promesse. Il film si rivela un’opera scadente e priva di originalità, che non lascia alcun segno nello spettatore. Insomma, per un’esperienza che valga la pena vivere rivolgetevi altrove.
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