L’intervista. “Teleracconto”, il libro di Alessandro Battaglia e Claudio Lippi per i 70 anni della televisione italiana

Il 3 gennaio 1954 nasceva la televisione italiana, dando inizio a uno dei viaggi più incredibili ed imprevedibili che siano stati immaginati, sognati e realizzati: un viaggio lungo settant’anni rivissuto nel libro “Teleracconto” di Claudio Lippi e Alessandro Battaglia.
Presentato alla Camera dei Deputati, “Teleracconto” non è solo una nostalgica epopea dei momenti più importanti della settantennale storia della televisione italiana, ma un ritratto culturale, mediatico e sociale.
Tra aneddoti e piacevoli ricordi comuni a intere generazioni di italiani, il libro scritto da Alessandro Battaglia e Claudio Lippi è soprattutto uno spunto di riflessione sulla televisione di oggi, in particolare su quella di domani.
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L’intervista a Alessandro Battaglia
Qual è stata la genesi di questo libro?
In realtà io mi ci sono ritrovato per caso! Un giorno di ottobre 2023, ho ricevuto la telefonata di Andrea Maffini (produttore cinematografico ma in questo caso editore) che mi raccontava di voler scrivere un libro con Claudio Lippi, in occasione del 70° compleanno della televisione italiana. Io ho risposto: “Ma bravi! Bellissima idea, fatemi sapere quando esce”. Invece mi ha detto:
No, lo scrivi tu
Io ero molto sorpreso, prima di tutto perché non conoscevo personalmente Claudio Lippi e poi perché si trattava di un libro completamente diverso da quelli che scrivo di solito. Per renderlo più interessante rispetto a ciò che mediamente si può trovare in rete, abbiamo scelto una chiave: arricchire le nozioni fondamentali della storia della televisione con aneddoti che trasportino il lettore in un viaggio personale.
Scrivere un libro a quattro mani non è mai un’operazione semplice. Qual è stato il processo di scrittura di “Teleracconto”? Com’è stato lavorare con Claudio Lippi?
Quando ci siamo incontrati nell’ufficio di Andrea (Maffini, ndr), eravamo due sconosciuti. Ma ci siamo presto piaciuti e abbiamo stabilito dei ruoli e uno schema. Ho suddiviso il lavoro proprio in sette decenni, dal 1954 ad oggi. Per ogni decennio ci siamo chiesti: “Quanto la televisione ha cambiato la gente? Quanto la gente ha cambiato la televisione?”. Così ho scelto le trasmissioni che avevano cambiato non solo la televisione, ma anche l’approccio nella vita quotidiana. Un esempio: “Specchio Segreto” (il precursore di “Candid Camera”, diventato poi “Scherzi a parte”) metteva a dura prova la gente comune con degli scherzi: fino a quel momento, in televisione non era stata mai mostrata una cosa del genere. Ora si portava in tv la gente normale – non solo il conduttore, la valletta, il concorrente dei quiz – e lo spettatore si immedesimava, perché era esattamente la stessa persona che vedeva in quel momento in televisione.
In questa revisione in decenni, però, non abbiamo inserito solo le trasmissioni più rappresentative, ma anche la rivoluzione tecnologica che ha contribuito a cambiare la televisione: il videoregistratore, la tv a colori (si pensi che nello stesso anno in cui nasceva la televisione in Italia, negli Stati Uniti arrivava il colore), la tv a pagamento… fino alle odierne piattaforme.
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Cosa può dirci invece della copertina?
Scegliere la copertina di “Teleracconto” è stata una vera e propria sfida. Dopo oltre 13 mesi tra un’idea e l’altra, abbiamo cercato di riassumere in un’immagine il percorso che abbiamo svolto. Abbiamo inserito una foto iconica (quella della prima televisione con “Carosello”) in una macchina da scrivere, il mezzo “tecnologico” più vecchio o forse il primo. Ma volevamo mettere qualcosa di moderno che portasse ai giorni nostri, quindi a questa macchina da scrivere abbiamo attaccato il mouse, come una sorta di fine percorso o una sintesi del viaggio che avevamo fatto.
C’è un aneddoto o un momento della televisione italiana a cui è particolarmente legato?
La mia infanzia è legata ai quiz che vedevo il giovedì sera: lo aspettavo con talmente tanta ansia che avevo deciso di partecipare a un quiz fra me e me stesso. C’era un programma condotto da Mike Bongiorno, “Flash”, cui partecipavano persone specializzate su un argomento. Io mi immedesimavo così tanto che cercavo un argomento tutto mio su cui specializzarmi. Al tempo esisteva una sorta di almanacco del calcio, che conteneva tutti i risultati delle partite dell’anno precedente e la scheda tecnica di ogni calciatore. Ecco, io ogni anno imparavo a memoria tutte le schede tecniche dei calciatori (con nome, cognome, data e luogo di nascita, peso e altezza). Li sapevo davvero tutti e a casa mia si era creata questa sorta di gioco: chiunque venisse da noi, era obbligato a chiedermi una scheda tecnica a caso, come fosse un quiz. E giuro di non averne mai sbagliata una! (ride, ndr)
Come si pone “Teleracconto” nel panorama culturale italiano, così fortemente votato alla nostalgia?
Noi siamo partiti con uno scopo fondamentale: non volevamo insegnare niente, soltanto fornire degli spunti di riflessione. “Teleracconto” è stato scritto proprio con questo desiderio: che i bambini potessero capirlo senza problemi e che gli adulti potessero sentire le stesse emozioni che suscitava in me quando l’ho scritto. Questo progetto mi ha infatti permesso di fare assurdi viaggi nel tempo. L’ho scritto proprio per combattere il timore che la gente perda i propri ricordi, patrimonio fondamentale di ognuno di noi. Io guardo al passato, mai con nostalgia ma con molto rispetto. Ho voluto proprio fare in modo che chi leggesse il libro ricordasse quanto di bello ha vissuto.
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La televisione sembra non riuscire più a fare da sfondo alle giornate dei più giovani, per cui oggi si parla di una “televisione per vecchi”. Studiarne la storia può aiutare a riavvicinare i giovani?
Oggi i giovani sono davvero poco considerati dalla televisione perché al netto di “Amici di Maria De Filippi” per loro non c’è nulla. La mia massima aspirazione per questo libro è che si trovino insieme a leggerlo nonno, papà e figlio/a. Infatti, molti lettori mi hanno raccontato di aver cercato vecchissime puntate su YouTube per un passaparola tra nonni e nipoti che hanno incuriosito intere famiglie.
Dopo aver ripercorso i cambiamenti epocali e “traumatici” di questi settant’anni, pensa che l’avvento dell’IA rappresenti un’ulteriore innovazione o un’inesorabile fine della storia della televisione?
L’Intelligenza Artificiale mi spaventa moltissimo perché non segna nessun confine, portandoci ad avere il dubbio sulla veridicità di ciò che vediamo. Penso sia una delle cose più terrificanti: è già complicato filtrare le notizie reali, figuriamoci chiedersi se la notizia in sé sia vera o falsa. Però purtroppo la televisione si deve adeguare… anche se la tecnologia va usata, ma senza farsi usare, Perché altrimenti si snatura tutto. Non so dire che impatto potrebbe avere sulla televisione, ma io credo ancora nella parte artigianale della tv: credo ancora nell’idea, nell’autore, nelle persone che la sanno fare. Mi piace vedere uno che sa condurre bene, mi piace vedere chi è ancora padrone del proprio mestiere!
