L’intervista. Giulia Fiume è Anna in “Gente di facili costumi”: un’irriverente prostituta sognatrice
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Al Teatro Quirino di Roma Luca Manfredi dirige Flavio Insinna e Giulia Fiume in “Gente di facili costumi“, andato in scena per la prima volta nel 1988 con lo stesso Nino Manfredi nei panni del protagonista e considerato ancora oggi uno delle più eclatanti pièce della storia teatrale italiana.
In questa nuova versione, sempre ambientata negli ultimi anni Ottanta, Giulia Fiume interpreta Anna – nome d’arte “Principessa” – una prostituta disordinata e rumorosa, orgogliosamente “Put*ana per scelta“, che sogna però di diventare giostraia. Flavio Insinna veste invece i panni di Ugo, l’inquilino del piano di sotto, un intellettuale che vivacchia scrivendo per la tv e per il cinema ma che sogna di fare film d’arte.
La vicenda prende il via la notte in cui Ugo sale al piano di sopra per lamentarsi con la coinquilina che, tornando a notte fonda e accendendo il giradischi, l’ha svegliato. Lei, nella confusione, lascia aperto il rubinetto dell’acqua della vasca allagando irrimediabilmente l’appartamento di lui. Ugo sarà costretto quindi, anche a causa di uno sfratto, a trovare rifugio dalla “Principessa”. Dalla convivenza forzata tra Anna e Ugo nasce un turbine di disastri, malintesi, ilarità e malinconie pienamente in sintonia con l’immagine che il loro autore, Nino Manfredi, ha lasciato nel ricordo di ognuno di noi.
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“Gente di facili costumi” andrà in scena al Teatro Quirino di Roma fino a domenica 2 marzo, poi proseguirà la tournée al Teatro Della Pergola di Firenze dal 4 al 9 marzo e al Teatro Duse di Bologna dal 21 al 23 marzo.
In occasione della tappa nella Capitale, abbiamo avuto l’occasione di intervistare Giulia Fiume.
L’intervista a Giulia Fiume
Dopo oltre 35 anni dalla prima messa in scena, “Gente di facili costumi” torna a teatro per la regia di Luca Manfredi. Cosa deve aspettarsi il pubblico da questa versione?
Credo che ci sia distanza tra quello che il pubblico ha visto allora e quello che vedranno. Prima di tutto perché questa prostituta, in questa particolare occasione, è una siciliana trapiantata a Roma: sicuramente altri suoni e altri mondi si presenteranno al pubblico. Poi io credo che bisogna lasciare quel precedente lì dov’è, perché Nino Manfredi è un intoccabile – così come lo sono state la Villoresi e la Lattanzi – per cui, ecco, sia io che Flavio (Insinna, ndr) non vogliamo paragonarci ad un precedente così grande, perché probabilmente questo non ci avrebbe fatto muovere in avanti! Ci siamo approcciati a questo testo con grande divertimento e quindi questo è quello che presenteremo: divertimento per noi e – ci auguriamo – per il pubblico, che finora ha risposto più che bene. Stavolta ci siamo noi, che a testa bassa avanziamo in questo testo meraviglioso, che ci piace tanto fare e che ci vede molto affiatati in scena.
Nella società odierna il mondo della prostituzione e la sua rappresentazione nell’immaginario comune italiano sono cambiati rispetto alla fine degli anni Ottanta: pensa che sarebbe stato possibile ambientare questa commedia ai giorni nostri?
Direi di no, perché assumerebbe tutto un altro senso e un altro sapore. Anzi sarebbe praticamente impossibile purtroppo. Io combino la prostituzione – e forse oggi meno che ieri – alla possibilità di darsi ulteriori chance. All’epoca era un modo per sopravvivere, ma è una condizione che persiste anche oggi: si è aperto tutto uno scenario in relazione all’uso del proprio corpo, pensando anche a piattaforme come Onlyfans. Ma io credo che abbia senso portare avanti tutto quello che si fa in pace con se stessi, con una volontà profonda, purché ci faccia stare bene.
A quel tempo invece, credo che fosse una necessità legata alla sopravvivenza, per cui purtroppo trovo un po’ surreale la poesia che ci mette Anna. Lo dico con dispiacere, nonostante il personaggio venda un aspetto così lieve di un mestiere (se così vogliamo definirlo) in realtà così complesso. Comunque, sicuramente ora è tutto diverso e trasporre questa pièce ad oggi sarebbe stato un grande errore: avrebbe un sapore troppo diverso.
Come si è preparata per questo ruolo? Ha trovato difficoltà nell’interpretare una figura su cui ci sono ancora molti cliché e tabù? In cosa invece si è maggiormente divertita?
Sono stata fortunata perché Luca (Manfredi, ndr) mi ha dato delle indicazioni che mi hanno fortemente suggestionata nella ricerca di questo personaggio, quindi siamo riusciti a sfuggire agli stereotipi con cui una prostituta viene solitamente rappresentata a teatro.
In che modo l’ha “suggestionata”?
Mi ha subito dato come riferimento Marilyn. E Marilyn è poetica, una sognatrice con una sofferenza di fondo, che però lei riesce a sublimare in qualche modo. Così come Anna: attraverso la poesia, nuovi obiettivi, la volontà di avere questa giostra tutta per sé… io trovo che Anna sia un personaggio molto presente a se stesso, dal grande senso pratico. Sa che questa cosa che fa, non la vuole fare per tutta la vita. E sa che l’ha fatta anche “in soccorso” della sua famiglia: infatti dice
Ha studiato mia sorella, tanto pagavo io
Un aspetto che passa quasi in secondo piano, ma che in realtà raccoglie l’essenza di Anna: lei si è “smazzata” anche per dare un futuro alla sorella, per far vivere i genitori in una condizione migliore, negando chiaramente la verità – che lei sapeva essere compromettente, soprattutto perché è siciliana. Però non si è arresa: prevede un futuro migliore per se stessa e quindi vuole acquistare questa giostra e vivere di altro – lei sta mettendo i soldi da parte! Quindi sicuramente Marilyn è stato un riferimento, una suggestione importante per la costruzione del mio personaggio.
Oltretutto, essendo siciliana, recitare nel mio dialetto mi ha permesso di sentirmi particolarmente a mio agio nel muovermi all’interno e fuori da questo personaggio. Chiaramente è stata fondamentale anche la relazione con Ugo/Flavio: si prendono tanti spunti anche dalla persona con cui sei in scena e noi siamo stati fortunati perché siamo molto affiatati.
Cosa le resterà di questo personaggio e quanto invece c’è di Giulia Fiume in questa versione di Anna/Principessa?
Anna mi ricorda che c’è grande leggerezza in me: più vai avanti nel tempo, più aumenta il cinismo, diventi più presente alla realtà – e la realtà in questo momento non è il massimo per dirsi e sentirsi leggeri. Anna mi ricorda che c’è questa parte dentro di me, che è giusto tenerla viva e accesa, perché si vive meglio con un po’ di leggerezza – che assolutamente non è superficialità, anzi Ugo lo sottolinea spesso: dice che Anna non è una stupida, è molto intelligente ma “culturalmente indietro”.
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Ogni notte la sua Anna accende il mangiadischi su “Rumore” di Raffaella Carrà.. c’è invece una canzone-comfort a cui lei è particolarmente legata?
Ci sono delle canzoni che hanno caratterizzato dei momenti della mia vita in generale. Di solito in teatro, soprattutto quando mi capita di affrontare dei testi più impegnati per cui ho bisogno di una partecipazione emotiva non da meno ma diversa, ascolto delle canzoni che appunto generino ulteriormente suggestione dentro di me. Se “Rumore” è la canzone che contraddistingue il personaggio di Anna, io ormai chiedo: “Alexa, metti musica soft!”
Nell’ultimo anno l’abbiamo vista in diverse tournée teatrali, sul grande schermo con “L’amore e altre seghe mentali” e sul piccolo con “Le indagini di Lolita Lobosco“… Il passaggio alla televisione e al cinema ha cambiato il suo rapporto con il teatro, che l’ha vista nascere?
Assolutamente no: sono “sport” troppo diversi. Avendolo praticato di più, in teatro mi sento più sicura perché mi muovo ormai istintivamente – e quando sviluppi un istinto in relazione all’arte che pratichi è chiaramente un upgrade importante, perché ti mette sicurezza. Non troppa però, perché l’ansia e la sua gestione fanno parte di me e del mio modo di vivere il lavoro… anzi, a questo punto, penso che in qualche modo resti una qualità nel mio caso specifico!
Nella televisione e nel cinema si ha a che fare con una strumentazione tecnica, che ha bisogno di essere praticata a lungo: puoi nascere con un istinto, con un talento, ma poi c’è bisogno di studio e di pratica. Quindi io mi auguro sempre che ne arrivi di più: oggi soffro tantissimo la mancanza di tempo, ma mi piacerebbe arrivassero più cinema e più televisione, proprio per rinforzarmi rispetto a questi altri “sport”.
Tra teatro, televisione e cinema, tra dramma e comicità, ha interpretato donne molto diverse tra loro … Ce n’è qualcuna a cui è particolarmente legata?
In realtà ciò che mi gratifica di più è proprio aver fatto tante cose così diverse, per cui non ce n’è una in particolare. Io credo che la bellezza del nostro mestiere sia proprio la diversificazione. Se un attore si auto-confina all’interno di uno schema per cui si è reso conoscibile, in realtà sfugge dal concetto stesso dell’essere attore: rinchiudersi dentro una cosa che seppur comoda e comfort ti fa campare e avanzare bene, per me significa circoscriversi ed è una cosa che non vorrei mai per me. Perciò nutro un’enorme affezione nei riguardi di tutti i personaggi che ho avuto il piacere di vivere e con cui confrontarmi, ma spero che ne arrivino ancora altri diversi fino a quando avrò aria. Anzi no, non è vero perché credo che ad un certo punto sia giusto ritirarsi senza accanirsi… allora mi auguro che fino a quando io praticherò questo mestiere, avrò la possibilità di confrontarmi con personaggi sempre diversi e sempre più sfaccettati!
In “Gente di facili costumi” il suo personaggio sogna un futuro tra amore e giostre. Invece oggi Giulia Fiume ha ancora un sogno nel cassetto?
Ho un sogno ma il mio non è “futuro”: in questo momento la mia più grande necessità è riuscire a ritagliarmi del tempo per me e per la mia famiglia, riuscire a mettere insieme tutto ciò che amo, perché è molto difficile portare avanti tutto insieme. Pian piano comincio a capire per quale ragione questo lavoro ci riduca un po’ alla solitudine: effettivamente in tournée ti occupi con gioia di tutto quello che fai e ami, però ti accorgi che poi non resta tempo per fermarti, per goderti quello che hai, per viaggiare, per stare col tuo compagno. Entrando in questo loop lavorativo – che, per carità, è bellissimo – ti accorgi di perderti molto. Quindi il mio sogno, futuro ma prossimo, è riuscire a dare il giusto tempo a tutto.
A proposito di tempo libero e lavoro, in cosa la vedremo ancora impegnata nel futuro prossimo?
Ecco, a maggio finirò la tournée e già a giugno sarò impegnata al Teatro Greco di Siracusa. Non potrò godermi casa – anche se sono molto felice di questo, ma parliamo di una “gioia conflittuale” – perché sarò Andromaca nell’”Iliade” di Giuliano Peparini, che debutterà il 4, 5 e 6 luglio al Teatro Greco di Siracusa.
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Non ci resta allora che augurare a Giulia Fiume di riuscire a trovare il suo tempo, senza smettere di farci apprezzare la sua autenticità e il suo talento. E se ancora non lo avete visto, appuntamento al Teatro Quirino fino a domenica!